Una capitalizzazione complessiva di 2,8 miliardi e una raccolta dal 2009 di 805 milioni, divisa tra istituzionali e private investor. Questo il bilancio aggiornato delle 74 società quotate sull’Aim illustrato in occasione dell’Aim Investor Day di IR Top, segno quindi che il mercato di Borsa Italiana destinato alle pmi è in continuo sviluppo e rappresenta una concreta fonte alternativa di capitale per la crescita delle imprese.

Nel corso degli ultimi anni un numero crescente di istituzionali si è infatti avvicinato a questo settore, tanto che attualmente nell’azionariato delle società Aim Italia sono presenti 91 investitori istituzionali, di cui 46 italiani (51%) e 45 esteri (49%), che detengono 335 partecipazioni per un investimento complessivo di 286 milioni di euro, e un valore medio della singola partecipazione di 0,9 milioni. Il principale investitore a livello internazionale è lo svizzero Patrimony 1873 che, attraverso White Fleet III Globes Italy Equity Star, primo fondo estero dedicato all’Aim Italia, detiene 22 partecipazioni.

Spesso però un istituzionale, con portafogli di centinaia di milioni, se non miliardi, fatica a investire piccole quote in singole pmi: per questo motivo, anche in Italia, si stanno sviluppando degli strumenti che investono direttamente in questo mercato e il cui scopo è proprio quello di creare un collegamento tra questi investitori e le piccole e medie imprese italiane, che sono sottocapitalizzate e hanno bisogno di raccogliere equity.  L’equity, infatti, è fondamentale, perché senza capitale di rischio una società non può fare debito e quindi non può crescere.

A livello di fondamentali, in generale, le società che si sono quotate sull’Aim hanno riportato numeri in crescita, nonostante un andamento di Borsa negativo, in linea però con gli altri mercati azionari (-24% il Ftse Aim Italia nell’ultimo anno, ma + 0,2% nell’ultimo mese).  Secondo l’ufficio studi di Milano Finanza, infatti, delle 74 quotate, le circa 60 società Aim che hanno già pubblicato i bilanci 2015 hanno evidenziato un forte incremento del giro d’affari, il cui valore totale ha raggiunto i 3,6 miliardi, rispetto ai 2,77 miliardi del 2014, e un importante calo dell’indebitamento, visto che i debiti netti sono scesi sotto i 500 milioni al 31 dicembre 2015 dagli oltre 765 milioni di fine giugno 2015.