Cambiamenti nella governance, piani di riduzione dei costi e diversificazione del portafoglio. Questi i passi che i fondi pensione italiani hanno progettato di muovere per seguire un nuovo orientamento all’investimento ed uscire dalla crisi di un epoca a tassi zero. L’obiettivo è mettere in atto strategie sostenibili per garantire il successo a coloro che investono i loro risparmi nei fondi pensione.

A metterlo in luce è il sondaggio “Pensions with Purpose: Meeting the Retirement Challenge”, realizzato da State Street tra novembre e dicembre 2015 su 400 professionisti del settore di 20 paesi e presentato ieri, dal quale emerge che la totalità dei partecipanti al sondaggio in Italia (il 92%  a livello globale) sostiene che i fondi per i quali lavorano hanno in programma di apportare una o più modifiche sostanziali ai loro modelli di governance.

Cambio di rotta che  porterebbe alla modifica della composizione dei consigli di amministrazione, del rapporto tra cda e team di investimento interno,  consentendo la creazione di un legame più solido tra i fondi pensione stessi e le sgr.  La ricaduta su asset e investimenti vedrebbe un più ampio spazio all’inserimento dei fondi comuni, a vantaggio di una maggiore diversificazione del portafoglio, con conseguente miglioramento dell’efficacia operativa (per il 22% degli intervistati). In poche parole i fondi pensione stanno cercando di arrivare ad avere il giusto mix di talento, strategia, rischio ed efficienza per fronteggiare un mercato sempre più complesso.

Intanto buone notizie arrivano dalla Commissione di vigilanza sui fondi pensione. Secondo i dati Covip, nel 2015 tutte le tipologie di previdenza complementare hanno messo a segno performance positive anche e soprattutto rispetto al Tfr. In media, infatti, i rendimenti netti (al netto dei costi di gestione e della fiscalità) si sono attestati tra il 2,7% dei fondi pensione negoziali e il 3% dei fondi pensione aperti: percentuali decisamente più elevate rispetto alla rivalutazione del Tfr che, sempre al netto delle tasse, si è attestata all’1,2%.