Dopo anni di ritardo, anche in Italia si è iniziato a sviluppare un mercato del private debt.

Secondo i dati forniti dall’Aifi,  l’Associazione italiane del private equity e venture capital, i fondi di private debt, ossia i fondi specializzati nel fornire supporto alle piccole e medie imprese attraverso strumenti di debito (come i minibond), hanno raccolto circa 1,2 miliardi di euro da destinare a progetti di crescita (interna, esterna o tecnologica) delle aziende italiane o a operazioni di diversificazione delle fonti di finanziamento.

Un ruolo importante va al Fondo Italiano d’Investimento che ha già deliberato investimenti per 300 milioni, anche se al momento ha sottoscritto solo 90 milioni di euro complessivi in tre fondi, tra cui Antares Az1, gestito da Futurimpresa sgr (gruppo Azimut) che – proprio qualche giorno fa – ha annunciato il primo closing della raccolta a quota 80 milioni di euro, su un target di 200 milioni.

Quello in Italia è però un mercato solo agli inizi; la strada, infatti, è molto lunga se lo si confronta con i 120 miliardi di dollari degli Usa o con i 60 miliardi del mercato europeo. Si tratta però di un mercato in crescita: nel 2015 le operazioni portate a termine a supporto di progetti di sviluppo dedicate alle pmi sono state 31 per complessivi 157 milioni investiti, mentre nel 2014 i fondi specializzati avevano puntato 107 milioni su 15 operazioni. E le previsioni fanno ben sperare: il target di raccolta dei 26 fondi attivi in Italia nel private debt, censiti dall’Aifi, è infatti di circa 5,5 miliardi di euro a fine 2017, con un obiettivo di oltre 2 miliardi a dicembre 2016.

Una cosa è certa: quello del private debt è un mercato fondamentale per la crescita delle pmi, alla ricerca di strumenti alternativi di raccolta di capitali necessari per sostenere i propri progetti di sviluppo. Il ricorso a un fondo di private debt consente, infatti, alle imprese di diversificare le proprie fonti di approvvigionamento dei capitali, trovando un partner finanziario stabile con cui condividere piani di crescita di media/lunga scadenza; nello stesso tempo, permette alle aziende di farsi anche conoscere dalla comunità finanziaria, aumentando il proprio potere contrattuale nei confronti del sistema bancario stesso, oltre che dei propri fornitori e clienti.