È da un anno che si sente parlare di quantitative easing (Qe). Ma in cosa consiste e qual è stato il bilancio di questo primo esercizio?

Era il 9 marzo 2015 quando il presidente della Bce, Mario Draghi, annunciò l’avvio del quantitative easing, una manovra non convenzionale di creazione della moneta per dare una spinta all’economia. In origine, l’alleggerimento quantitativo consisteva in un programma da 60 miliardi al mese di acquisto di titoli di Stato e di altro tipo dalle banche per immettere nuovo denaro nell’economia europea, incentivare i prestiti bancari verso le imprese e far crescere l’inflazione verso l’obiettivo del 2 per cento. Dodici mesi dopo, il 10 marzo 2016, la Bce ha portato da 60 a 80 miliardi al mese l’acquisto di bond attraverso il Qe, facendovi rientrare anche i bond emessi dalle aziende non finanziarie, quindi i corporate bond, purchè investment grade.

La mission è chiara: ricomprando i titoli dalle banche, e quindi immettendo liquidità nel sistema, si vuole fare in modo che gli stessi istituti bancari rendano più semplice l’accesso al credito, cioè la possibilità per i loro clienti – cittadini e imprese – di prendere denaro in prestito più facilmente e a tassi di interesse più bassi.

Non bisogna, però, essere economisti o analisti per capire che questa manovra non ha prodotto, per ora, gli effetti sperati. L’immissione nel sistema di quasi 800 miliardi di euro attraverso l’acquisto di titoli di Stato e altri asset finanziari (obbligazioni garantite e prodotti di cartolarizzazioni) non ha infatti favorito la tanto agognata ripresa dei consumi. Se il programma potrebbe aver avuto successo nel contrastare un ulteriore peggioramento dell’inflazione, sicuramente non è riuscito nell’intento di favorire una crescita dei prezzi, tanto che, gli ultimi dati forniti dall’Istat e dall’Eurostat hanno confermato che l’Europa, dopo nove mesi, è tornata in deflazione (-0,2% a febbraio).

Il Qe non ha prodotto però solo ombre sull’economia reale. Tra i pro, c’è sicuramente la significativa discesa dei costi dell’indebitamento dei governi, con ragguardevoli risparmi sulle spese per interessi. Inoltre, si devono ricordare anche i benefici per le famiglie, che si sono viste diminuire le rate dei mutui e i costi dei finanziamenti.